
La storia della Ferrari Testarossa nera di Diego Armando Maradona
Dall’incontro di due miti non può che nascere una storia bella da raccontare. Specialmente se i due miti in questione appartengono a due mondi del tutto diversi: da un lato Diego Armando Maradona, forse il più grande calciatore di tutti i tempi, dall’altro la Ferrari Testarossa, uno dei bolidi di Maranello più memorabili dell’era moderna. Un mito in carne ed ossa, l’altro di metallo, entrambi tra i soggetti più fotografati negli anni ’80 ed ancora oggi tanto amati dagli appassionati dei due rispettivi mondi.
Le due icone incrociarono le proprie storie nel 1986 quando Maradona, in seguito alla gloriosa vittoria del Mondiali di calcio con la sua Argentina, chiese ed ottenne in regalo da Corrado Ferlaino, allora presidente del Napoli, un esemplare della Ferrari Testarossa, modello presentato due anni prima.
Un regalo nemmeno troppo impegnativo per due uomini di quel calibro, se non fosse stato per due capricci dell’argentino, piuttosto singolari per quell’epoca: Maradona voleva la sua Testarossa di colore nero e la voleva subito. Può sembrare strano ma in quel periodo la Ferrari produceva quasi esclusivamente macchine del colore rosso istituzionale, dunque verniciare un esemplare di colore nero era un’opzione che richiedeva un sostanzioso sovraprezzo. Per non parlare della lista d’attesa della Ferrari che può durare anche un paio d’anni.
Per accontentare i capricci di Deigo, Ferlaino fu costretto a sborsare la faraonica cifra di 430.000 dollari, il doppio di una normale Testarossa, più 130.000 soltanto per il colore. Alla fine la Ferrari Testarossa di Maradona arrivò ed era un esemplare del 1986, dunque una “monodado” ma non una “monospecchio”. Vernice nera, tappezzeria in pelle bianca, targata Napoli: NA N93951. Una meraviglia da far girare la testa a chiunque.
Eppure Maradona rimase molto deluso al primo impatto con il suo nuovo giocattolo come raccontò lo stesso Ferlaino anni dopo alla stampa: “Arrivata l’auto, Diego ha iniziato a guardarsi intorno chiedendosi dove fosse lo stereo. E io risposi che essendo una macchina da corsa non c’era, così come l’aria condizionata. A quel punto Diego mi disse che potevo tenerla”.
Per l’esattezza Maradona esclamo “Ce l’hanno messo nel culo, presidente!” davanti a Ferlaino attonito, che per avere quell’esemplare quasi unico aveva scomodato le sue amicizie ai piani alti della Ferrari, essendo un cliente affezionato.
Capita molto spesso ai calciatori, che raramente sono appassionati veraci e fini intenditori di automobili, di rimanere delusi dalle macchine che comprano. Non si può pretendere che una fuoristrada dura e pura, oppure una sportiva purosangue, siano comode e facili da guidare come delle ordinarie berline anche se costano molto di più. Ma chi ha il coraggio di spiegare una tutto questo ad un calciatore ricco e famoso che arriva in concessionaria con il libretto degli assegni in mano?
Nonostante il mancato colpo di fulmine, Maradona subì evidentemente il fascino della Testarossa e non se ne liberò presto ma la tenne per tutto il suo periodo di permanenza a Napoli. Non la usava spesso ma fu fotografato più volte mentre raggiungeva gli allenamenti a bordo della sua Ferrari speciale. Secondo alcune leggende metropolitane, il campione argentino guidava la Testarossa nera preferibilmente di notte per sfuggire facilmente alla polizia ed ai tifosi scatenati in cerca di un autografo (negli anni ’80 non esistevano i selfie).
Possiamo solo immaginare quale emozione potesse essere per i napoletani veder comparire Maradona a bordo di quel bolide più unico che raro, preannunciato in lontananza dal frastuono sublime del 12 cilindri Ferrari. E possiamo solo immaginare quanto potesse essere difficile per Diego guidare quella macchina così potente, bassa, larga, rigida e scomoda per le strade di Napoli. Senza nemmeno la radio e l’aria condizionata!
Nel 1984, con i suoi 390 cavalli, la Ferrari Testarossa era l’automobile di serie più potente al mondo e nasceva per fare a pugni con la Lamborghini Countach. La meccanica era derivata dal modello precedente: la Ferrari 512 BB per cui il motore era un 12 cilindri a V di 180 gradi (non boxer, su questo sbagliano tutti!) con 4 valvole per cilindro, altra primizia per l’epoca. I radiatori spostati davanti alle ore posteriori richiesero le enormi ed affascinati prese d’aria che caratterizzavano le fiancate. L’ingombro in larghezza del motore, dalla V tanto aperta, sommato a quello dei radiatori rese il posteriore della vettura particolarmente largo, di più dell’anteriore. Ulteriore elemento che complicava le manovre su strada.
Dopo un lungo periodo di oblio durante il quale se ne persero le tracce, la Testarossa di Maradona fu messa all’asta nel 2014 da un appassionato spagnolo ed acquistata in seguito da un anonimo, nonchè scaltro, collezionista per circa 250.000 euro. In quel momento la Testarossa nera aveva solo 20.200 chilometri ed era tenuta in perfetto stato.
Una normale Ferrari Testarossa del 1986 in perfette condizioni può raggiungere ad oggi una quotazione massima di 95.000 euro. Nel mercato dei collezionisti di auto d’epoca, tuttavia, gli esemplari più rari per allestimento, versione o vernice possono raggiungere quotazioni molto più alte di quelle teoriche. Il valore collezionistico di un singolo esemplare si innalza a dismisura anche se questo è appartenuto ad un personaggio famoso oppure ha una storia speciale alle spalle. Ciò considerato, che cifra potrebbe raggiungere la Ferrari Testarossa nera di Diego Armando Maradona se fosse messa oggi all’asta?
Soltanto altri due personaggi al mondo in quegli anni, ebbero una Ferrari Testarossa nera: Sylvester Stallone e Michael Jackson. La storiografia ufficiale racconta di altri due soli esemplari di Testarossa verniciati in fabbrica di colore nero: quelli che lo stesso Enzo Ferrari regalò alla produzione del telefilm Miami Vice che poi furono verniciati di bianco per volere del regista. L’unico ad avere una Testarossa ancora più speciale fu Gianni Agnelli che se ne fece costruire una spider – variante non disponibile in listino – di colore grigio ed in esemplare unico, ma queste sono altre storie.